Materiale lapideo dal colore unico, considerato tra i più belli d’Italia, è impiegato per rivestimenti e pavimenti interni, intarsi e mosaici, statuaria, restauri architettonici e artistici.
Tracce del suo utilizzo sono presenti sin dai primi del '500 e lo troviamo nelle pievi di Pieve a Scola, di Pernina e Marmoraia, nel Duomo di Siena, nelle Logge del Papa, nelle Logge della Mercanzia, sempre a Siena. Ma anche a Firenze (Santa Maria del Fiore) e ad Orvieto (Duomo); e se le varietà più bianche venivano un tempo usate come ornamenti per esterni e pietre da costruzione come conci, quelle più gialle erano utilizzate per realizzare motivi ornamentali, come si può ammirare nei mosaici pavimentali del duomo di Siena.
Di anno in anno però l'uso di questo materiale è andato sempre diminuendo e il numero delle cave si è ridotto di anno in anno. Se nei primi anni del 900 infatti erano innumerevole le cave da cui si estraeva, negli anni 70 si passò rapidamente da quasi 300 a circa 60 fino ad arrivare ai giorni nostri con meno di 10.
“Dalla Montagnola giungono inoltre pregevoli marmi bianchi e colorati; le masse marmoree di maggiore importanza sono quella di Montarrenti […] e quella di Marmoraia. In questo luogo, ed altrove […], sono numerose cave, tanto di marmo bianco, quanto del rinomato giallo di Siena […]”. Francesco Rodolico, Le pietre delle città d’Italia, Firenze, Le Monnier, 1953

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